Certificato Antipedofilia: nuovo adempimento per i datori di lavoro

Certificato Antipedofilia: nuovo adempimento per i datori di lavoro

Certificato Antipedofilia

Il Certificato Antipedofilia è un nuovo adempimento a carico dei datori di lavoro che instaurano rapporti di lavoro con minori d’età

Il 22 marzo 2014 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. n. 39/2014, recante l’ “Attuazione della direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI”. In pratica, il nuovo adempimento impone ai datori di lavoro che intendono assumere minori “per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori”, di chiedere il Certificato Antipedofilia, certificato penale al fine di verificare l’assenza di condanne per reati legati a pedopornografia e sfruttamento sessuale dei minori.

In caso di inadempimento, scatta una sanzione che va da 10.000,00 euro a 15.000,00 euro. La norma è entrata in vigore il 6 aprile 2014.

Il documento di Certificato Antipedofilia serve a verificare l’esistenza dei seguenti reati:

  1. prostituzione minorile (art. 600-bis);
  2. pornografia minorile (art. 600-ter);
  3. detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater);
  4. pornografia virtuale (art. 600-quinquies);
  5. adescamento di minorenni (art. 600-undecies).

Per entrare in possesso del Certificato Antipedofilia, il datore di lavoro dovrà allegare alla domanda:

  • 1 marca da bollo da 16 euro;
  • 1 marca per diritti da 7,08 euro se il certificato è richiesto con urgenza;
  • 1 marca per diritti da 3,54 euro se il certificato è richiesto senza urgenza.

Precisiamo che tale documento deve essere richiesto solo ed esclusivamente quando d’intende stipulare un contratto di lavoro subordinato e non quando ci si vuole avvalere di semplici forme di collaborazione. Si possono ritenere esclusi dal nuovo obbligo i datori di lavoro domestico nel caso di assunzione di baby-sitter o comunque di persone impiegate in attività che comportino “contatti diretti e regolari con minori”.

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