Gestione separata: indennità di maternità per adozione o affidamento

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Gestione separata: indennità di maternità per adozione o affidamento

L’INPS ha fornito le istruzioni per l’erogazione dell’indennità di maternità da parte dei lavoratori iscritti alla gestione separata in caso di adozione o affidamento preadottivo di minori.

L’INPS, con la circolare n. 66 del 20 aprile 2018, ha fornito le modalità e riepilogato i requisiti il riconoscimento dell’indennità di maternità ai lavoratori e alle lavoratrici iscritti alla gestione separata che adottano o prendono in affidamento preadottivo un minore, secondo la nuova disciplina in vigore dal 20 aprile 2016.

Il diritto all’indennità di congedo di maternità/paternità spetta alle lavoratrici e ai lavoratori “parasubordinati” iscritti alla gestione separata in possesso di almeno tre mesi di contribuzione effettiva nei 12 mesi anteriore al periodo di astensione obbligatoria. Il diritto matura anche nei casi in cui il committente o l’associante in partecipazione non abbiano effettuato il versamento dei contributi dovuti.

I padri lavoratori iscritti alla Gestione separata hanno diritto all’indennità di paternità per i periodi indennizzabili non fruiti dalla lavoratrice madre in caso di:
–          morte o grave infermità della madre;
–          abbandono del figlio o mancato riconoscimento del neonato da parte della madre;
–          affidamento esclusivo del figlio al padre.

Il diritto all’indennità si prescrive entro un anno e decorre dal giorno successivo alla fine del congedo di maternità.

 

LA DOMANDA DEVE ESSERE PRESENTATA CON IL MODELLO SR01:
–  attraverso i servizi telematici disponibili sul portale dell’Istituto;
–  tramite gli enti di patronato e gli altri intermediari abilitati;
–  a mano o spedito in originale alla Struttura INPS territorialmente competente, con allegata copia del documento di identità del richiedente in corso di validità.

 

IN CASO DI ADOZIONE O AFFIDAMENTO INTERNAZIONALE DICHIARO:
–  la data di trascrizione in Italia del provvedimento o della sentenza;
–  la data di ingresso in Italia come attestato dalla Commissione per le Adozioni Internazionali (C.A.I.) con gli estremi del provvedimento;
–  la data di ingresso in famiglia come da attestazione dell’Ente autorizzato allo svolgimento dei servizi per l’adozione internazionale;
–  l’eventuale fruizione del congedo per il periodo di permanenza all’estero.

 

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