Obbligo della consegna della cedola paga

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Obbligo della consegna della cedola paga

L’art. 1 della Legge n. 4 del 5 gennaio 1953 prevede che: “E’ fatto obbligo ai datori di lavoro di consegnare, all’atto della corresponsione della retribuzione, ai lavoratori dipendenti, con esclusione dei dirigenti, un prospetto di paga in cui devono essere indicati il nome, cognome e qualifica professionale del lavoratore, il periodo cui la retribuzione si riferisce, gli assegni familiari e tutti gli altri elementi che, comunque, compongono detta retribuzione, nonché, distintamente, le singole trattenute”.

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con Interpello n. 13 del 30 maggio 2012, ha risposto ad un quesito del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, in merito alla problematica concernente la possibilità di assolvimento degli obblighi ex art. 1 ed ex art. 3, Legge n. 4/1953. La normativa in materia di consegna del LUL, ossia del Libro unico del lavoro, invece è il Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133. Più specificatamente, gli articoli da 1 a 4 della Legge n. 4 del 5 gennaio 1953 prevedono:

  • Art. 1 – “E’ fatto obbligo ai datori di lavoro di consegnare, all’atto della corresponsione della retribuzione, ai lavoratori dipendenti, con esclusione dei dirigenti, un prospetto di paga in cui devono essere indicati il nome, cognome e qualifica professionale del lavoratore, il periodo cui la retribuzione si riferisce, gli assegni familiari e tutti gli altri elementi che, comunque, compongono detta retribuzione, nonché, distintamente, le singole trattenute. Tale prospetto paga deve portare la firma, sigla o timbro del datore di lavoro o di chi ne fa le veci. Le società cooperative sono tenute alla compilazione del prospetto di paga sia per gli operai ausiliari che per i propri soci dipendenti.”
  • Art. 2 – “Le singole annotazioni sul prospetto di paga debbono corrispondere esattamente alle registrazioni eseguite sui libri di paga, o registri equipollenti, per lo stesso periodo di tempo.”
  • Art. 3 – “Il prospetto di paga deve essere consegnato al lavoratore nel momento stesso in cui gli viene consegnata la retribuzione”.
  • Art. 4 – La norma contenuta nel precedente art. 1 non si applica:
    1. alle  Amministrazioni  dello  Stato  ed alle relative Aziende autonome;
    2. alle Regioni, alle Province ed ai Comuni;
    3. alle  aziende agricole che impiegano nell’annata agraria mano d’opera  salariata per un numero di giornate lavorative non superiori a 3000;
    4. ai  privati  datori  di  lavoro  per  il  personale  addetto esclusivamente ai servizi familiari.

E’ stato richiesto se fosse possibile assolvere agli obblighi ex art. 1 ed ex art. 3, L. n. 4/1953, da parte di un datore di lavoro privato anche attraverso sito web; il Ministero del Lavoro, nell’interpello posto ha evidenziato che:

“Si ritiene che l’assolvimento degli obblighi di cui agli artt. 1 e 3, Legge n. 4/1953 da parte del datore di lavoro privato possa essere effettuato anche mediante la collocazione dei prospetti di paga su sito web dotato di un’area riservata con accesso consentito al solo lavoratore interessato, mediante utilizzabilità di una postazione internet dotata di stampante e l’assegnazione di apposita password o codice segreto personale. Nelle suddette ipotesi, per garantire la verifica immediata da parte del lavoratore o comunque gli eventuali accertamenti dell’organo di vigilanza, appare peraltro necessario che della collocazione mensile dei prospetti di paga risulti traccia nello stesso sito.”

Le sanzioni applicate per la mancata consegna della cedola paga, sono evidenziate nel comma 7 dell’art. 22 del D.Lgs. n. 151/2015 :

  • Salvo che il fatto costituisca reato, in caso di mancata o ritardata consegna al lavoratore del prospetto di paga, o di omissione o inesattezza nelle registrazioni apposte su detto prospetto paga, si applica al datore di lavoro la sanzione amministrativa pecuniaria da 150 a 900 euro;
  • Se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero a un periodo superiore a sei mesi la sanzione va da 600 a 3.600 euro;
  • Se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero a un periodo superiore a dodici mesi la sanzione va da 1.200 a 7.200 euro.

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