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Sanificazione: Sicurezza in Azienda

Sicurezza dei lavoratori

Il protocollo di intesa siglato tra Governo e Parti Sociali il 14 marzo 2020 per il contrasto e contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro prevede, per le ditte non interessate dai provvedimenti di chiusura dai D.P.C.M., una serie di misure obbligatorie quali le informazioni da fornire nonché le precauzioni al personale dipendente, i dispositivi di protezione individuali, le modalità di accesso dei fornitori esterni e la gestione degli spazi comuni.

Evidenziamo quali misure sono previste nel punto 4 del protocollo:

“l’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago”.

Tale misure evidenziano che l’azienda (intesa anche come studio professionale) che ha proseguito l’attività non essendo questa stata interessata dai vari Decreti che ne imponevano la chiusura e che non ha interrotto l’attività, sia obbligata a procedere alla “sanificazione periodica dei locali, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago”, dedotto dall’uso del termine “assicura”; il contravvenire a tale obbligo “potrebbe” eventualmente comportare la rivalsa da parte dell’I.N.A.I.L. e l’eventuale mancato rimborso di polizze assicurative contratte a favore del personale dipendente, per queste ultime occorre verificare le relative clausole di polizza.

Per la sanificazione, in linea generale e anche secondo quanto previsto dall’articolo 1, lettera e) del D.M. 274/ 1997 possono definirsi attività di sanificazione

“…quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione e/o di disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore”.

Tutto ciò è evidenziato dal Ministero della Salute nella Circolare 5443 del 22/02/2020.
Si presume che quanto indicato in essa, invero acquisto di attrezzature e spese per l’acquisto di prodotti per eseguire “in proprio” operazioni di sanificazione, NON possano essere ammesse al credito di imposta. La Circolare infatti evidenzia come tale operazione possa essere effettuata da imprese autorizzate ai sensi del D.M. 274/1997, che al termine dell’intervento rilascino apposita certificazione riguardante l’avvenuto intervento, in conformità alle disposizioni in vigore.

L’articolo 64 del D.L. 18/2020 ha introdotto

“…un credito d’imposta, nella misura del 50 per cento delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute e documentate fino ad un massimo di 20.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020” per gli esercenti attività d’impresa, arte o professione.

Quindi le aziende avranno un ulteriore costo da dover sostenere per poter svolgere la propria attività con modalità prestabilite dalle autorità competenti in materia, avendo poi in seguito un credito d’imposta per quanto sostenuto per un massimo del 50%.

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